Luna Blog

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domenica 30 agosto 2015

GIOVANI ALLA CONQUISTA DELLA ROCCA




Di Gianluca Giannini

Dopo essersi consolidata sul territorio appenninico con eventi quali "Supergulp" e "Gulp Arte", facendo dell’attivismo giovanile e dell’organizzazione di attività artistico-culturali il proprio cavallo di battaglia, una nuova sfida attende l’Associazione Culturale "Rock’s" di Montefiorino.

Il progetto "Giovani alla conquista della Rocca", elaborato meticolosamente dai ragazzi dell’associazione, si pone come obiettivo la gestione e la promozione del nuovo "Museo della Repubblica Partigiana di Montefiorino e della Resistenza Italiana", oltre che la valorizzazione, mediante organizzazione di eventi culturali, degli spazi della Rocca Medioevale.

In una situazione di crisi occupazionale, come quella attuale, finalmente i giovani della montagna intendono mettersi in gioco come nel momento simbolo di riconquistata libertà e democrazia chiamato "resistenza"; gli stessi giovani che intendono proporsi per riconquistare e rinnovare il senso di quel periodo storico e riaffermare il concetto di cittadinanza attiva, promuovendo un sistema virtuoso di relazioni sociali  e culturali, una vera rivincita per riaffermare la fiducia in se stessi, per chi si è visto privato della propria professionalità o per chi, pur di trovarla, si credeva costretto a trasferirsi in contesti professionalmente più attraenti.

L’Associazione Culturale Rock's, presente sul territorio dal 2005, vuole dimostrare con questa attività che le nuove generazioni, grazie al loro forte senso di appartenenza, possono promuovere e gestire un bene culturale, quale la Rocca di Montefiorino di cui si intendono valorizzare gli spazi, attraverso relazioni specifiche e azioni speciali.

Questo obiettivo non si sarebbe mai potuto concretizzare senza la disponibilità e la sinergica collaborazione dell’amministrazione comunale di Montefiorino, di Lapam e CNA a cui si è aggiunto il finanziamento proveniente dalla vincita del bando "Giovani per il territorio" promosso dall’Istituto Beni Culturali dell’Emilia Romagna.  

Credere nei propri valori territoriali sarà il vero punto di forza che ci permetterà di coinvolgere i vari soggetti che operano nel territorio al fine di creare una rete di interazioni per dimostrare che si è in grado di organizzarsi in modo credibile, omogeneo e innovativo.

Sono stati coinvolti, tramite un bando, adolescenti e giovani adulti fino ai 35 anni (studenti, disoccupati, disabili e soggetti di marginalità sociale) per favorire una gestione empatica di un bene che appartiene alla nostra storia vera. Il loro piano di lavoro coinvolgerà le indiscutibili peculiarità del nostro territorio appenninico e le svariate potenzialità turistiche (raramente sfruttate): l’aspetto naturalistico, artigianale e artistico, sportivo e gastronomico.

L’obiettivo del progetto è quello di portare i giovani a credere nelle potenzialità del proprio territorio per arrivare alla riqualificazione culturale di una ricchezza che appartiene alla propria storia, mediante la valorizzazione degli spazi della rocca medievale di Montefiorino che permette di introdurre anche tematiche di discussione più attuali (il ruolo della donna attraverso la riflessione sul personaggio storico di Matilde di Canossa e il tema della libertà attraverso il ricordo delle vicende partigiane, mediante l’inaugurazione del nuovo allestimento del museo Repubblica di Montefiorino e Resistenza Italiana, avvenuta il 18 aprile).

L’aspetto fondamentale del progetto riguarda le potenzialità legate all’occupazione giovanile pur intesa nell’ambito no profit.

Si intende formare una generazione di giovani che grazie alla presa di coscienza della propria storia possa mettersi in gioco e raggiungere la propria crescita personale e professionale in ambit culturale o turistico.

L’attività di gestione e promozione del bene culturale affronta gli aspetti della cultura in modo trasversale coinvolgendo, tramite un’operazione creativa e innovativa, una utenza di maggior respiro grazie a collaborazioni tra enti, associazioni locali e provinciali, con l’obiettivo di giungere a una sinergia nazionale e internazionale.

L’intervento prevede, tramite azioni/funzioni trasversali rispetto le due tematiche storiche, di rendere speciale e dinamica la vitalità della rocca di Montefiorino: ospitare reading letterari, musicali e cinematografici, performance teatrali, simposi di arte figurativa. Queste attività consentiranno di attivare aperture straordinarie soprattutto notturne, un approccio trasversale e totale al bene culturale; tramite performance di "Video Art" già collaudate si intende elaborare l’aspetto creativo/figurativo della storia, per trasmettere significati narrativi fortemente empatici. Altro aspetto innovativo sarà reso possibile dalla confidenza dei giovani con le tecnologie informatiche e multimediali.

Insomma una vera e propria "boccata d’ossigeno" per il turismo e la cultura dell’Appennino, una valorizzazione delle nostre peculiarità storico/territoriali che fonda solide basi su idee innovative e la grande voglia di mettersi in gioco da parte di giovani motivati a dimostrare il proprio amore nei confronti dei luoghi in cui sono cresciuti. Finalmente l’occasione di rendere partecipe il mondo della "grande bellezza" che ogni giorno abbiamo sotto gli occhi e che, troppo spesso, si tende a dare per scontata.


200.000 PERSONE IN UNA SOLA PIAZZA

 
Per far valere il proprio diritto ad una vita sana e serena, lontana da quella "bestia" che da anni pone le sue radici nella paura e nel dolore di innocenti: la mafia. Tanti i ragazzi del liceo Formiggini, di cui è parte anche il liceo di Palagano, al corteo organizzato da "Libera" a Bologna il 21 marzo.
 


 
Di Mattia Perini
 
Un record straordinario che nemmeno il primo giorno dell’EXPO è riuscito a superare.

Una motivazione, un’etica comune ci ha spinti, tutti e 200.000, ad unire le nostre voci in un immenso urlo di ribellione; provenienti da diverse città, diverse regioni e diversi Stati, ma tutti in grado di far valere il proprio diritto ad una vita sana e serena, lontana da quella "bestia" che da anni pone le sue radici nella paura e nel dolore di innocenti: la mafia.

Credo che nessuno sia in grado di immaginare 200.000 persone che attraversano le vie di Bologna e nemmeno di individuare fra quella distesa infinita di gente un piccolo gruppo di giovani studenti: ebbene sì, noi eravamo lì a parlare, cantare e urlare insieme a persone mai viste.

Proprio in quel 21 marzo a Bologna, vestiti con magliette arancioni a mezze maniche, rappresentavamo l’Istituto di Istruzione Superiore A.F. Formiggini e la sua succursale nuova di zecca a Palagano. Pochi ma di valore: dopotutto con le gocce si forma il mare.

Abbiamo camminato per qualche ora fra le larghe, ma troppo strette, vie di Bologna, come un enorme fiume colorato: bandiere, manifesti, striscioni, magliette di ogni colore e con frasi, nozioni o provocazioni (anche piuttosto dirette) impresse con l’inchiostro. Una vera e propria sfilata con i colori della pace.

Un chiaro e forte messaggio alle mafie di qualsiasi genere: "Siamo stanchi di subire e tacere".

200.000 persone (non mi stancherò mai di dirlo) hanno aderito alla manifestazione organizzata da Libera per dire stop a tutte le forme di violenza e agli attentati alla pace ed alla libertà, ma soprattutto per ricordare e far rivivere nella propria mente una lista interminabile di nomi… i nomi delle vittime dirette ed indirette delle mafie e delle stragi di innocenti (come quelle di Bologna).

Così, arrivati nella piazza più grande della città, siamo stati accolti nella grande foce a delta del nostro fiume colorato.

Ci aspettavano nomi, nomi e ancora nomi, che come melodie si diffondevano a tono chiaro e pacato nelle nostre menti e risuonavano per le viottole di Bologna. Troppi nomi, per troppo poco. Vite di avvocati, giudici, sindaci, parroci, studenti, bambini stroncate solo per aver compiuto il proprio dovere.

Una situazione commovente che è riuscita a lasciare un segno nel cuore di tutti i presenti; noi, in particolare, ricordavamo il nome e il volto di una povera ragazza di nome Rita Atria, collaboratrice di giustizia a soli 16 anni e morta suicida dopo la scomparsa della sua figura di riferimento, il giudice Borsellino.

Proprio lei, sfigurata e quasi tenuta anonima perfino dopo la sua morte (e non perdonata dalla madre per essere stata collaboratrice di giustizia), abbiamo deciso di rendere simbolo del nostro gruppo, imprimendo il suo nome e il suo volto sulla nostra maglietta arancione.

Alla fine abbiamo ascoltato le forti e commoventi parole del fondatore dell’associazione Libera, Don Luigi Ciotti. "Chi non vuole una legge sulla corruzione - ha detto don Ciotti dal palco - fa un favore ai mafiosi, la corruzione è la più grave minaccia per la democrazia. Purtroppo sento parlare di assurde prudenze e di un valzer di pressioni e ipocrisie. Ma la corruzione è l'avamposto delle mafie, sono due facce della stessa medaglia".

Così noi, dal nostro piccolo spazietto, abbiamo udito il suo messaggio di pace e di ribellione, le sue forti provocazioni alle organizzazioni mafiose, la sua esortazione al coraggio e alla lotta alla paura che (secondo le sue parole) è, insieme alla corruzione, l’arma più potente della criminalità organizzata. E, un applauso dopo l’altro, ci ha lasciato quel messaggio con il compito di diffonderlo, come la coltre di palloncini bianchi che sono stati liberati nell’azzurro cielo bolognese.

Ora non ci rimane altro che il ricordo di quella bellissima esperienza, le riflessioni a cui ci ha portato e il dovere di operare incondizionatamente per sradicare l’albero secco della paura e della corruzione piantato dai mafiosi.

Nel piccolo della nostra classe di Palagano abbiamo notato quanto, nonostante le diversità spazio-temporali di diversi personaggi storici, molte "regole etiche e morali" siano simili se non uguali; a noi rimane il compito di seguirle, ricordarle e tramandarle, proprio aderendo a queste manifestazioni che spaventano i mafiosi e i terroristi.

Non mi resta altro che terminare riportando le parole di un mio "compaesano" che ha vissuto una realtà diversa da quella mafiosa, ma ha trasmesso, in molti di noi, principi riconoscibili in questa manifestazione del primo giorno di primavera: "Pensa, parla, agisci per la Verità, la Giustizia, la Libertà e la Pace a favore di questa nostra povera società moderna" (Don Sante Bartolai).

 
 

SETT'ANNI FA

Non è solo una questione di numeri. Che sia stato ucciso un civile, due civili o cento civili poco importa, ciò che ha rilevanza è che, in ogni caso, sono stati commessi un omicidio, due omicidi o cento omicidi di troppo
 

 
Di Tommaso Paperini

Settant’anni fa succedeva più o meno questo, qualcosa che andava al di là della guerra in sé, quando migliaia di persone morirono perchè troppo spaventate per fuggire, troppo fiere per andarsene o troppo coraggiose per lasciare da sole anime innocenti. E per riscattarci da tutto quello che i nostri predecessori hanno vissuto sulla loro pelle, possiamo solo ricordare e sperare di non dimenticare.
Le stragi naziste avvenute nell’Appennino tosco-emiliano lungo la Linea Gotica furono, e sono ancora, uno strappo nell’anima delle popolazioni che hanno visto e sentito parlare dei loro cari morti ingiustamente per mano delle truppe tedesche. Noi dobbiamo qualcosa a loro, perchè hanno avuto il coraggio di difendere le loro famiglie o morire con esse.
Tutto ciò che possiamo fare è non dimenticare ciò che è successo e, in questo contesto, la scuola superiore di Palagano ha iniziato un progetto didattico per tenere viva la memoria delle stragi che hanno colpito le nostre montagne, in particolare quella a noi più vicina del 18 marzo 1944. A partire dalla storia dei nostri luoghi che già conoscevamo, abbiamo potuto vedere come la violenza di quegli anni abbia insanguinato altre comunità del nostro Appennino; per fare questo ci ha aiutato Davide Venturelli, un ragazzo di Pavullo che ha ricostruito gli avvenimenti della strage di Monte Sole (Bologna) visti con gli occhi di Teresina Bortolucci, una maestra elementare originaria di Camatta. Ella fu trasferita a Gardelletta, nei pressi di Vado, nel 1944 e coraggiosamente scelse di restare a fianco dei suoi alunni, anche quando i nazisti erano alle porte. Morì nell’oratorio di Cerpiano il 29 settembre 1944, insieme ad altre 43 persone.
Dopo un incontro formativo a scuola, che ci ha permesso una prima conoscenza e contestualizzazione degli avvenimenti, il 30 aprile scorso abbiamo effettuato una visita nei luoghi dell’eccidio di Monte Sole, potendo constatare con i nostri occhi, grazie alle testimonianze del Parco storico, la gravità dei fatti accaduti alle popolazioni del nostro territorio.
Sono infatti rimasti i ruderi delle chiese, delle case e degli edifici che sono stati il rifugio di molti civili, prima di essere distrutti.
Il cimitero di Casaglia è forse il luogo che racconta meglio la strage: i proiettili ancora conficcati nel muro, le lapidi commemorative, i resti dell’oratorio del campo santo, sono prove tangibili della crudeltà della razza umana, una razza che non si è fatta scrupolo di uccidere un centinaio di persone nel sacro luogo di sepoltura dei loro parenti e amici.
"Hitler disse: dobbiamo essere crudeli, dobbiamo esserlo con tranquilla coscienza, dobbiamo distruggere tecnicamente, scientificamente".
Queste parole, riportate su una lapide commemorativa al di fuori del cimitero, rappresentano ciò che non può essere giustificato, un gesto, quello compiuto dai nazisti, che non può più essere ripetuto, per dare un senso alla nostra storia e al nostro futuro.

 
 

 



SECONDA FESTA DEL GRANO

 
 
Di Davide Bettuzzi

Tradizione e solidarietà a Palagano. Il primo fine settimana di agosto si è svolta la seconda edizione della "Festa del grano".
Il grano seminato nell'autunno scorso nel terreno messo a disposizione dalla parrocchia, mietuto in covoni in luglio e impilato nella tradizionale "medda" è stato battuto utilizzando una macchina "da battere" d'epoca. Il grano riposto in sacchi di juta, a dorso di muli, è stato trasportato nell'area dell'oratorio di S. Chiara dove è stato pulito utilizzando una vecchia mondatrice, quindi macinato con un mulino a pietra. Infine si è proceduto alla panificazione.
Dal chicco di grano alla pagnotta.
Pranzo, cene e serate danzanti hanno completato la festa.
Nonostante il tempo inclemente abbia tentato di rovinare la festa sabato 1 agosto la manifestazione ha avuto un'eccellente riuscita grazie soprattutto alle decine di persone che hanno dedicato tempo e impegno, senza risparmiare fatica, ed al pubblico che ha partecipato numeroso.
Congratulazioni quindi agli organizzatori e a tutti coloro che che hanno collaborato a qualsiasi titolo e che hanno permesso di raccogliere una somma di denaro da devolvere all'A.V.A.P. di Palagano per l'acquisto di materiale per la nuova autoambulanza e all'associazione S.C.I.L.L.A. per il sostegno dei progetti di solidarietà internazionale.
Al momento della pubblicazione di questo numero de la Luna nuova non sono disponibili ancora i dati economici definitivi che verranno prontamente diffusi con manifesti cartacei e pubblicati sul nostro sito www.luna-nuova.it. Ricordiamo che il ricavato della prima Festa del grano, svoltasi l'anno scorso, è stato utilizzato per l'acquisto di un motoscafo per le missioni delle suore francescane di Palagano in Paraguay.
Sul sito dell'associazione S.C.I.L.L.A. sono pubblicati bilancio, immagini e relazioni riguardo al progetto "Un motoscafo per Puerto Pinasco".
 

 

ASSOCIAZIONE S.C.I.L.L.A. COMPIE 30 ANNI


L’associazione S.C.I.L.L.A. celebra quest’anno 30 anni di vita. Anche questa, come tante altre associazioni presenti sul nostro territorio, è espressione di una comunità che si ritrova unita di fronte ad un problema; quante volte è stato detto della generosità della nostra gente nel prestarsi in tutti gli ambiti del volontariato! Ebbene, S.C.I.L.L.A. è un'alta espressione di questo aspetto: quando una persona decide di lasciare la propria famiglia, il lavoro, gli amici per dedicare una parte della propria vita agli altri, lontani, sconosciuti, "estranei", è allora che si realizza uno degli aspetti della persona che più la nobilitano. Senza dimenticare, e chi scrive queste righe ne è testimone, che queste esperienze arricchiscono in una maniera incredibile chi le vive, aprendo orizzonti altrimenti sconosciuti, facendo toccare con mano realtà fino a quel momento solamente immaginate.


 
In occasione del trentennale di fondazione dell'associazione è stato stampato "S.C.I.L.L.A. - Il grande libro": storia e progetti dal gruppo missionario ai giorni nostri. Il ricavato della vendita sarà utilizzato per finanziare il progetto di alfabetizzazione "Scuola di Alfa Kpara" in Benin. Info: www.associazionescilla.it
 

 
 
Di Gabriele Monti 

UOMINI TRA GLI UOMINI
Una goccia nel mare degli aiuti necessari
 
24 dicembre 1981: l’idea di una personale esperienza missionaria.

1982: inizia l’epidemia del "Mal d’Africa", che dalla parrocchia di Boccassuolo si estende nel comune di Palagano e dintorni.

Spontaneamente, imprevedibilmente tutto ha inizio.

Da una tragedia la generosità.

Solidarietà tra uomini.

15 gennaio 1985: nasce l’associazione S.C.I.L.L.A..

Difficile ricostruire oggi, con precisione, tutta l’attività dell’associazione, soprattutto dei primi anni. All’inizio, semplicemente, si cercava di rispondere alle richieste, progettare, raccogliere fondi, inviare volontari, lavorare... senza pensare di tenere un archivio con progetti, interventi, fotografie, documenti.

Ora abbiamo tentato di rimediare: carte ritrovate a Casa papa Giovanni (prima sede dell’associazione), incontri con volontari e missionari, altri documenti in ordine sparso...

Insperatamente c'è abbastanza materiale per ricostruire il cammino dell’associazione, per ritrovare avvenimenti dimenticati, per dimostrare che tutti possiamo "guardare lontano e ascoltare il grido degli altri popoli".

Da qui l’idea di stampare un libro, probabilmente incompleto. Forse mancano alcuni interventi o progetti; forse anche nomi di volontari.

Ma almeno 67 progetti, 112 interventi e 91 volontari che sono andati in terre lontane e povere per lavorare e portare la solidarietà di tutti noi sono documentati; e tutto si è svolto anche grazie all’impegno di molti collaboratori e sostenitori in Italia, di cui non ricordiamo tutti i nomi. E si riscoprono esperienze, avventure, difficoltà, soddisfazioni vissute da volontari laici in luoghi nè scontati nè semplici (soprattutto nei primi anni); esperienze che lasciano il segno, cariche di un significato che va oltre il progetto realizzato; testimonianze che coinvolgono chi è rimasto in Italia e che spingono a continuare. Non è autocelebrazione, inutile, dannosa e stupida, ma semplice e vera testimonianza per affermare che chiunque può fare qualcosa di utile per gli altri e che tutto questo, alla fine, porta a progredire nel "nostro personale cammino di uomini".

Solidarietà che si concretizza: "Una goccia nel gran mare degli aiuti necessari".




 
 

COLLECTIN' SPARKS - RACCOGLIENDO SCINTILLE


Nei fondali talvolta dimenticati della nostra prima giovinezza si nascondono sempre dei segreti. A volte sono mostri, a volte sono piccoli, grandi tesori. Qualcuno ha il coraggio e la volontà di riaprire il cassetto, soffiare la polvere e guardare dritto in faccia alla propria storia ed al proprio "io", partendo dalla primavera della nostra vita, dalla stagione in cui nella nostra anima in tormento vengono gettati i semi del nostro essere.

Michele Fiorenzi, sostenuto dalla sua anima musicale, il fratello Nicola, riapre il cassetto e soffia la polvere. Si trova una band ed insieme ad essa dà un nuovo vestito e una nuova forma sonora alle sue inquietudini giovanili. Il risultato sono un gruppo rock, un disco ed un nome unico per entrambi: Collectin’ Sparks.
 

 
 

I peccati di gioventù sono indimenticabili. Diventano composti ritornanti, cicatrici ancora più profonde, per tutti quelli che hanno scelto di derubricare le piccole e grandi emozioni giovanili in diari, lettere d'amore, scritti a penna su fogli di block notes, canzoni che mai hanno visto la luce. Alla messa in piazza odierna di ogni sentimento e ogni tribolazione, che relega ogni ricordo a scomparire nell'evanescenza continuata dei post sui social network, quelle rigorose e personali archiviazioni erano degli atti un po' autolesionistici e splendidamente poetici.


Poche volte si ha il coraggio di guardarsi indietro. La maturità spesso implica una serie di autocensure al sentimento puro del tempo e non va d'accordo con la spericolata passione giovanile.
Chi ha avuto questo coraggio è Michele Fiorenzi, "leader" e fondatore del progetto Collectin' Sparks e del disco che prende il nome della band o viceversa. Il primo disco dei Collectin' Sparks nasce proprio dalla riproposizione e di alcune canzoni ancora inedite, scritte da Fiorenzi durante gli anni ottanta e novanta (d'altronde parliamo di un artista maturo, con un percorso live pluriennale, principalmente come interprete di canzoni rock nei club di Modena e dintorni). Il disco è davvero gustoso. E fin dalle prime note del brano iniziale Morning Trees sono evidenti i richiami ai Grant Lee Buffalo e ad alcune ballads dei REM, dove la strofa dalle tinte dark si apre a un ritornello vivace e più catchy.
Il secondo brano Back to the Sea è anche uno dei più riusciti. Un quattro-quarti dove la voce di Fiorenzi e la chitarra dell'ottimo Francesco Dignatici la fanno da padrone e dove il ritmo e la melodia vengono costantemente rimessi in gioco, anche in maniera brusca. Il risultato è invece una splendida epica rock, che sfugge dall'essere prolissa per essere solo di grande impatto sonoro.
E se Changes scava davvero nelle profondità dell'animo di Fiorenzi, con un piano che rende la ballata ancora più struggente, Sweet Thing riaccende l'animo rock del disco con un suono pieno e un cantato eccezionale che ricorda un po' il Mark Lanegan degli Screeming Trees.
Dead Woods on The Fire, se possibile, fa aumentare i giri. Un suono deciso e coinvolgente, che accompagna l'ascoltatore verso un ritornello efficace e definitivo. Un brano magistrale che risente dell'esperienza live di Fiorenzi e quindi nasce per coinvolgere il pubblico in un climax sonoro classico e quasi "americano".
I brani successivi Second Hand Love Man e Rainy Day scorrono piacevoli come il fumo di una sigaretta dopo una birra ghiacciata.
Con Drive torniamo dalle parti dei Grant Lee Buffalo, ispiratori nemmeno troppo nascosti di questo promettente disco d'esordio. La chiusura del disco è affidata all'onirica June, l'ultima struggente ballad di un disco che, attraverso la semplicità, riesce a stupire.
Detesto i track by track e l'analisi di ogni canzone risulta quasi limitante per un disco da assaporare tutto d'un fiato e che parte da un progetto più corposo rispetto a i dettagli dei singoli brani. Ascoltandolo per la prima volta avrei voluto dire ai Collectin' Sparks una frase semplice: "Questo è il disco rock che vogliamo ascoltare nel 2015"; non me ne vogliano le majors, i Mumford&Sons, i Coldplay, i Guns e i Litfiba che son tornati assieme già da mo'.
E pazienza se manca il pezzo che strizza l'occhio al pop, quello che anche in radio funziona, un brano che avrebbe reso questo disco pronto per tutte le orecchie e tutte le età. Ma noi che abbiamo la radice immersa nella palude della storia del rock, apprezziamo e ringraziamo. Un disco che è una piacevole e attesa ora di religione.
 
 



sabato 29 agosto 2015

UN UOMO SENZA SANGUE MUORE, NO?

Senza criteri nè regole...
Creare con le parole e raccontare l’irregolare.
Dedicato a chi vuole leggere racconti brevi o storie assurde. Trame create per dare forma a un’idea, per trovare un significato anche ai pensieri dall’apparente mancanza di senso…






di Enes Ljesnjanin
 

Come spesso accadeva, mi ritrovavo quasi frastornato, in silenzio, ad osservare il tramonto, seduto su quella vecchia panchina arrugginita. Tra sogni e balzi nella realtà non comprendevo se il sole fosse alla sua nascita o alla sua morte. Non comprendevo se io ero alla mia nascita o alla mia morte.

Dondolavo lentamente i piedi nel vuoto. Se qualcuno avesse potuto essere lì con me in quel momento avrebbe certamente detto che ero tranquillo ed esprimevo serenità. Ne sono convinto. Chi non associa il cadenzato dondolare dei piedi nel vuoto a una sensazione di gioia?

Abbozzavo un sorriso ironico, forse un po’ falso; stringevo il bordo della panchina, mentre mi divertivo a stendere i gomiti di entrambe le braccia facendo leva sui palmi delle mani, per vedere quanto potessi estenderli. Mi sentivo soddisfatto.

Sì.

Se qualcuno avesse potuto essere lì, avrebbe certamente detto che ero soddisfatto. La mia espressione era inequivocabile.

Sentii proprio allora uno sfrido accarezzarmi l’orecchio destro. Rimasi fermo. Avevo paura di girarmi. Magari era stato solo uno scherzo del vento.

Dopo pochi attimi successe nuovamente, ma questa volta mi si accapponò la pelle.

Pareva quasi che qualcuno avesse graffiato con le unghie su di uno specchio proprio di fianco al mio orecchio.

Era certamente qualcuno che lottava. C’era una guerra in atto. Lo specchio era andato in frantumi. Io mi sentivo rabbrividire. In sottofondo pareva emergere un lamento di un adulto.

Era un lamento acido, a voce bassa, un po’ rosso a dir la verità, sebbene se avessi dovuto descriverlo a terzi l’avrei certamente descritto come grigio.

Qualche istante dopo, il silenzio. Non una mosca volare. L’unico rumore che in realtà mi creava piacere era l’incalzante muoversi dei miei piedi.

Passò un istante in cui mi sentii al sicuro. Esatto: un istante. L’istante dopo sentii una mano appoggiarsi sulla mia spalla destra.

Non mi voltai.

Ma la pressione non pareva essere tanto energica, non c’era di che avere paura.

Al mio orecchio fu sussurrato qualcosa. Era una voce animalesca, quasi roca. Non badai molto alle parole, ricordo solo che un attimo dopo ero al suolo. Scaraventato.

Sapevo che non avrei dovuto permettergli di lasciarmi la mano sulla spalla.

Tentai di rialzarmi, ma mi colpì all’addome con un calcio prima, e con una ginocchiata poi.

Non ero in grado di parlare, né tanto meno di rialzarmi.

Il colpo successivo mi fu sferrato al volto.

Ero inerme.

Mi risvegliai con una mano sulla spalla. Era la stessa mano che si era appoggiata a me qualche tempo prima. Feci per allontanarla immediatamente, ma ancor prima di poterla sfiorare fui colpito al volto dalla mano stessa.

Era la fine. Non riuscivo a reagire. Restavo a terra sanguinante.

Un uomo senza sangue muore , no?

No.

Un uomo che crea castelli illusori composti da mura di pensieri e da portoni senza chiave muore.

Un uomo muore quando per paura di perdere tutto ciò che ha avuto fino a quel momento, decide di non saltare, decide di guardare il cielo a braccia conserte, decide che il buio della propria ombra sia il posto più sicuro in cui stare, decide di fermarsi.

Un uomo muore quando decide che il meglio ci sia già stato, e quando a decidere per lui sono gli altri.

Un uomo non muore quando viene colpito al volto. Muore quando viene colpito alle gambe. Muore quando viene colpito alle ginocchia. Muore quando anziché alzarsi decide di stare seduto.

Muore quando arriva a non desiderare. Muore quando è ossessionato dal giudizio degli altri, ma non di quello che lui ha di se stesso. Muore quando, tra cento volti, sceglie di guardarne uno solo. Muore quando sceglie di non scegliere.

Muore quando ha gli occhi sbarrati e le labbra asciutte. Muore quando preferisce l’artificio alla natura. Muore quando preferisce la certezza all’incertezza.

Io continuavo a dondolare i mei piedi sulla panchina con aria soddisfatta.

L’uomo non è immortale, ma è in grado di sopravvivere alla morte.