Luna Blog

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mercoledì 23 dicembre 2015

CIAO DIRETTORE


6 dicembre 2015: Giuseppe Cervetto in una serena foto di famiglia,
l'ultima prima che ci lasciasse.


Alla chiusura di questo numero apprendiamo dell'improvvisa morte del nostro direttore, Giuseppe Cervetto, deceduto il 6 dicembre, alla soglia dei 92 anni. Il destino ha voluto che ci lasciasse poco dopo aver festeggiato con la propria famiglia il 62° anniversario di matrimonio.
Era il 1993 quando si rese disponibile a ricoprire il ruolo di direttore responsabile del giornale da poco fondato a Palagano: la LUNA nel pozzo. Tanto tempo è passato e la squadra "della LUNA" è cambiata, tanto che solo uno di noi ha conosciuto personalmente Giuseppe ed ha mantenuto i contatti per la realizzazione dei numeri. Per il resto della redazione era e resterà un personaggio autorevole, circondato da un'aura di mistero.
Uomo di cultura, mite, gentile, rispettoso, preciso. Le sue correzioni delle bozze del giornale erano assolutamente insuperabili: inutile leggere e rileggere gli articoli, cercare e correggere gli errori; Giuseppe riusciva sempre a trovare qualcosa che non andava e, dopo interminabili telefonate, il risultato era un giornale vicino alla perfezione, almeno dal punto di vista formale.
Sui contenuti si è sempre dimostrato rispettoso delle opinioni altrui e fiducioso del lavoro dei "suoi giornalisti". Non ha mai imposto il suo pensiero, ma sempre chiesto chiarimenti.
Ci mancheranno le telefonate, sempre più faticose con l'avanzare degli anni; si percepiva una certa stanchezza a fronte di lucidità, intelligenza e spirito critico mai scalfiti.
Rimane la tristezza e un po' il senso di colpa per non essere riusciti ad organizzare quell'incontro, sempre rimandato, con la redazione al completo per poterci finalmente conoscere tutti.
Grazie Giuseppe per il tuo impegno e il paziente sostegno a una squadra di "giornalisti" improvvisati.
Grazie per il dizionario della lingua italiana che ci hai regalato (già dall'inizio ne avevi capito il bisogno...).
Ci piace riproporre l'unico articolo che hai scritto sul nostro giornale in occasione del ventennale di fondazione.
Un caro saluto a tua moglie Ileana e alla tua famiglia. Ciao direttore.

La tua redazione







CIAO DON CARLO, BENVENUTO DON TOMEK


Nominato parroco di Palagano e Boccassuolo nel 2010 e divenuto parroco di tutte le parrocchie dell'Unità Pastorale di Palagano dopo poco più di 5 anni don Carlo Bertacchini lascia il nostro comune alla volta della parrocchia di S. Paolo a Modena.
Nuovo parroco delle parrocchie palaganesi è stato nominato don Tomek Franczak, di origine polacca, trasferito dalla parrocchia di S. Felice sul Panaro.
Pubblichiamo l'omelia che don Carlo ha tenuto il 25 ottobre in chiesa a Palagano con la quale ha inteso salutare e ringraziare tutti i parrocchiani. Sono parole che esprimono il suo pensiero in questo momento delicato di passaggio e che don Carlo desidera possano giungere anche a tutti quelli che non erano presenti per il suo saluto. Pubblichiamo anche la lettera letta da Bruna Marasti sempre in occasione della messa del 25 ottobre e un'intervista a don Tomek.

Leggi l'articolo completo






CASA PAPA GIOVANNI - "C'ERA UNA VOLTA..."



Di Andrea Fratti

Ancora una volta, ci muoviamo nella sfera del condizionale, con l’onestà di aver chiesto chiarimenti, di averli cortesemente ottenuti e di averli riproposti senza giudizi di valore di sorta. La certezza, per ora, è una sola: "C’era una volta una zona abbandonata e,fino a prova contraria, c’è ancora".


C’era una volta una zona di Palagano un tempo animata da tante attività e da fervente vitalità, poi tristemente abbandonata e destinata, piano piano, allo sfacelo.

C’era una volta una zona dal glorioso passato, ma ormai divenuta un grattacapo, a seguito di decenni trascorsi tra cessioni, acquisti, sogni, incubi e cattive gestioni.

C’era una volta un bando vinto, tanti soldi ottenuti ed un progetto per costruire una struttura nuova di zecca, nella speranza di incominciare a rilanciare la zona.

C’era una volta una ditta che doveva compiere i lavori, che li ha pure iniziati, ma della quale poi si sono perse le tracce (a Palagano ovviamente).

C’erano una volta tante chiacchiere in paese, tante versioni differenti, un po’ di polemiche, alcune lamentele e qualche lettera anonima (troppo ignorante ed imprecisa per essere commentata).

Come vedete, di "C’era una volta" ce ne possono essere parecchi: molteplici incipit per una storia che, in ogni caso, lascia una sensazione malinconica, con un pizzico d’amarezza.

Ovviamente stiamo parlando della situazione di "Casa Papa Giovanni XXIII", subito sopra il centro di Palagano, e dell’ormai famigerata palestra che qui dovrebbe sorgere. Sì, usiamo tutti i condizionali del caso, visto che, al momento, non si può proprio fare altrimenti.

Nel piazzale dove dovrebbe esserci la nuova struttura, infatti, c’è una distesa di cemento, una rete metallica a sigillare il cantiere e la solita aria d’abbandono. Di operai e di macchinari nemmeno l’ombra da parecchi mesi, con la data di inaugurazione che slitta in avanti, verso un futuro piuttosto vago. Un "Caso Palestra" tanto poco chiaro, da giungere fino alle orecchie dell’Assemblea legislativa regionale, nella quale, poco tempo fa, i consiglieri Stefano Bargi e Marco Pettazzoni hanno presentato un’interrogazione al riguardo. Insomma, tutti vogliono capire: cosa sia successo e che cosa stia capitando ora.

Per fare chiarezza, siamo andati direttamente dal sindaco Fabio Braglia, che ha ricostruito una sintesi cronologica della questione: "Allora, siamo circa a fine 2013 ed il Comune di Palagano partecipa al bando ‘6000 Campanili’, ottenendo un importante finanziamento (1 milione di euro), per la realizzazione di una palestra. Ci atteniamo alle normative per istituire la gara d’appalto (curata da un ufficio apposito del Comune di Formigine), alla quale partecipano 3 ditte. La gara se l’aggiudica la Pi.Ca Holding srl, grazie ad un progetto che vince, in base ai criteri del bando: sia dal lato economico, sia da quello relativo agli interventi migliorativi.

Il Comune non ha ovviamente potere decisionale al riguardo, visto che il bando era stabilito su tali aspetti ed era stato svolto in modo regolare.

Il cantiere parte (3 ottobre 2014) secondo quanto stabilito dal Ministero: l’unico vincolo ministeriale esistente riguardava, infatti, proprio l’inizio dei lavori, non il loro termine.

A questo punto, la ditta ha un primo ritardo rispetto a quanto previsto, perché nel frattempo ha presentato delle offerte migliorative (delle varianti), come previsto dal codice degli appalti. Il responsabile tecnico (che appartiene ad uno studio apposito esterno al nostro Comune) deve prendere necessariamente in esame tali proposte e, alla fine, arriva alla loro approvazione.

A questo punto, partono i lavori e vengono fatte le fondamenta. Poi tutto si blocca: la Pi.Ca. trova difficoltà nel reperire aziende che forniscano le parti in legno per costruire la struttura. Tutta questa situazione è ampiamente documentata da e-mail protocollate, tra il direttore dei lavori e la ditta.

Visto che il cantiere rimane fermo troppo tempo e soprattutto nei mesi estivi, che sono quelli dove si dovrebbe concludere maggiormente nelle nostre zone, il direttore dei lavori manda un ordine di servizio alla ditta, chiedendole di terminare i lavori secondo contratto. Intanto, però, viene proposta una seconda variante, che questa volta non viene accolta.

È a questo punto che giunge al nostro Comune una nota dalla Prefettura, che ci avvisa che alla ditta è stata negata la White List. Abbiamo, quindi, avviato tutte le procedure, come prevede in questi casi la normativa vigente e siamo, al momento, in attesa che questo iter burocratico porti a qualcosa". Come andrà a finire? "Non lo sappiamo e non dipende da noi. Speriamo si risolvano in fretta le questioni burocratiche, che non spettano, però, al Comune di Palagano. A noi non interessa chi sarà l’azienda che farà i lavori: l’importante è che vengano conclusi e che rispettino tutti i progetti. Il Comune ha lavorato nel pieno rispetto delle normative e, quindi, siamo sereni: attendiamo che le questioni burocratiche e legali vengano risolte dagli organi competenti".

A livello economico, la situazione pare essere chiara: "Il Comune si era preventivamente assicurato di procedere per step con i pagamenti: quindi è stato pagato quanto è stato fatto e basta. A parte un anticipo previsto per legge, con le quali sono state pagate le varie ditte che hanno lavorato. Non c’è una perdita di soldi. Non abbiamo nemmeno un termine stabilito per finire i lavori e, quindi, non rischiamo di perdere il finanziamento che ci spetta: attendiamo solo di sapere chi proseguirà il cantiere".

Sui tempi, invece, è notte fonda: "Proprio non ne ho idea: speriamo il più in fretta possibile: attendiamo novità a breve".

Nessuno, dunque, si può ancora sbilanciare e, forse, già quando quest’articolo uscirà, gli scenari potrebbero essere nuovamente cambiati. La Pi.Ca potrebbe ottenere il via libera per riprendere i lavori o, più probabilmente, potrebbe esserci una revoca e, in tal caso, l’appalto andrebbe di diritto alla ditta seconda classificata alla gara (Piacentini Costruzioni), sempre che questa accetti l’incarico. Ancora una volta, ci muoviamo nella sfera del condizionale, con l’onestà di aver chiesto chiarimenti, di averli cortesemente ottenuti e di averli riproposti senza giudizi di valore di sorta. La certezza, per ora, è una sola: "C’era una volta una zona abbandonata e, fino a prova contraria, c’è ancora".





RIFLESSIONI DI FINE MANDATO



In primavera 2016 saremo chiamati alle urne per eleggere una nuova amministrazione comunale. Ormai vicini al termine del mandato elettorale abbiamo chiesto ai gruppi di maggioranza e minoranza una riflessione riguardo l'esperienza amministrativa svolta. Ci ha risposto Fabio Braglia, sindaco del comune Palagano; il gruppo di minoranza ha preferito non aderire all'invito.



Fabio Braglia (sindaco del comune di Palagano)

L’amministrazione comunale di Palagano ha recentemente organizzato due incontri informativi, con l’intento di aggiornare la cittadinanza riguardo a ciò che è stato fatto in questi anni e a ciò che sarà prossimamente realizzato. Ringrazio la redazione de "la Luna" per questa ulteriore possibilità che ci permette di raggiungere i nostri concittadini, così da fornir loro dati corretti e smentire anche qualche chiacchiericcio sbagliato.

Primo dato: abbiamo proceduto alla copertura totale del disavanzo che trovammo appena insediati: un milione di euro che furono messi a bilancio come entrate presunte di ici, mai accertate e spese nei vari capitoli. Fin da subito ci siamo attivati per recuperare somme da chi (o perché male informato, o ignaro, o...) non pagava o pagava molto meno rispetto a quanto avrebbe dovuto.

Un lavoro lungo e complesso, ma, che ha permesso di recuperare quasi metà della cifra e di aggiornare e sistemare la banca dati del comune. Il restante del disavanzo è stato coperto in parte con risparmi ed avanzi di gestione dell'ente per le annualità 2013 e 2014 (120.000 euro)  e in parte con la vendita di diritti di taglio su patrimonio boschivo dell'ente (360.000 euro). Tengo a sottolineare per primo questo dato di recupero, perché sono state una scelta ed un percorso molto difficile e di grossissima responsabilità; esisteva la seria possibilità di fare commissariare l'ente e dover dichiarare il dissesto, ma abbiamo ritenuto che se davvero volevamo bene al comune e a chi ci abitava, noi compresi, non potevamo permettere che accadesse e così ci siamo assunti le responsabilità del lavoro di altri e abbiamo fatto quello che ritenevamo giusto fare: rimboccarci le maniche.

L'avere sulle spalle questo disavanzo  e i numerosi tagli, sempre più grossi negli anni, da parte dello Stato, ha fatto sì che l'ente dovesse ricorrere all'anticipazione di cassa da parte del tesoriere, tenendo "ingessato" il comune. Questo però non ci ha fermati: con tanto impegno e buona volontà presentando progetti su progetti, domande su domande, siamo riusciti a trovare fondi extra che ci hanno permesso non solo di amministrare l'ordinario e continuare ad erogare i servizi ma anche di far fronte alle diverse emergenze che ogni anno non sono mancate e di fare interventi importanti su strutture, strade ed arredo urbano.

Infatti, in 5 anni abbiamo sistemato frane, riaperto strade, fatto drenaggi per più di 2 milioni di euro; abbiamo realizzato il metanodotto a Monchio fino alla zona artigianale (ora in esecuzione), per 750.000 euro; sono stati trovati fondi per la realizzazione del Ponte del Mogno (800.000 euro), affidato alla provincia di Modena e da realizzarsi entro l'estate; è stata attivata l'ambulanza d'area con sede a Palagano, con infermiere professionale a bordo ed autista 118 ; è stata sistemata ed arredata la sede 118 (40.000 euro); è stata sistemata ed arredata la palazzina ostello di Palagano (60.000 euro); ottenuto un contributo di 1 milione di euro per la realizzazione della palestra (pronta per la prossima estate); è stato realizzato l'adeguamento sismico nella scuola di Monchio (60.000 euro); abbiamo realizzato l'impianto fotovoltaico ad autoconsumo per le scuole di Palagano (45.000 euro). Tutto questo senza che i cittadini ed il comune abbiano dovuto spendere un euro.

Poi ci sono stati i progetti misti a compartecipazione dove abbiamo ottenuto contributi  in percentuale e il mancante è stato coperto con fondi propri dell'ente e con mutui: il progetto percorso miniere a Toggiano (contributo di 45.000 euro  e 14.000 euro a carico dell'ente); è stata realizzata la costruzione della struttura antisismica in legno nel parco comunale (contributo di 88.352,08 euro e 155.000 euro a carico dell'ente); è stata realizzata la pavimentazione delle scuole elementari e medie (contributo di 50.000 euro e 18.000 a carico dell'ente); sono stati installati i serramenti di tutto il polo scolastico di Palagano ed il secondo impianto fotovoltaico (contributo di 60.000 euro per il risparmio energetico e 155.000 euro a carico dell'ente).

Abbiamo, in 5 anni, speso quasi un milione di euro in manutenzione strade ed asfalti. E' stato rinnovato il parco macchine del comune (acquistati due scuolabus, un camioncino  ed un trattore, noleggiate due macchine, rottamati due camioncini, due pullmini, un veicolo 4x4, quattro macchine,venduta una terna e un trattore vecchio) con un risparmio su spese e manutenzioni di più del 60%.

Abbiamo installato il Wi-Fi gratuito nelle piazze di tutto il comune, costituita ed organizzata la nuova biblioteca comunale, imbiancate le scuole, ristrutturata la palestra scolastica, ripristinata la stazione ecologica e implementato il servizio con operatore; abbiamo cofinanziato, tramite contributo fondazione Cassa di risparmio di Modena di 100.000 euro, l'acquisto di due ambulanze per l'AVAP, istituito il percorso dei "sentieri della memoria" dedicati alla strage con apposita cartellonistica e cartine nonché supporto internet e gps.

Abbiamo sostenuto l'istituto superiore di Palagano "Liceo Paritario Maria Immacolata", sia con fondi che con supporto tecnico, e trovate le risorse tramite Miur, Provincia e Regione per avviare il percorso di statalizzazione.

Nonostante la crisi, il disavanzo, i tagli, credo che ci siamo fatti valere ed abbiamo portato grossi risultati.

Molte critiche sono arrivate sul progetto di raccolta differenziata che, nonostante gli aumenti avuti in generale sulla tassa rifiuti, ha fatto comunque risparmiare risorse ai cittadini e portato il nostro comune ad un buon livello; per questa ragione, viste le nuove normative che prevedono nei prossimi anni di dover incrementare pesantemente la raccolta differenziata, noi saremo più avvantaggiati. In cantiere abbiamo diversi progetti che stanno prendendo forma e già da inizio 2016 partiranno: struttura per anziani,teleriscaldamento, ripristino buca di Susano, progetto agricoltura. Sicuramente ho tralasciato molte cose ma ho preferito sottolineare le principali.

Ne approfitto per mandare a tutti un caro saluto ed un augurio speciale di buone feste  a nome di tutta l'amministrazione e dei dipendenti del comune di Palagano, con l'auspicio che il nuovo anno voglia essere per tutti il terreno di prova per lasciare da parte rabbia e rancori e tirare fuori entusiasmo e partecipazione, per costruire un pezzettino di mondo migliore, almeno a casa nostra...

Buon Natale e felice anno nuovo,



IL COMITATO ARAVECCHIA E LA FESTA DEI MATTI



Di Paola Bertelli

Il Comitato Contrada Aravecchia comincia la sua attività nell’agosto 1991 dalla volontà di circa una trentina di persone di riprendere ad organizzare una vecchia festa estiva, la "Festa dei Matti", nata nel 1969 nei boschi dei Pianacci. Il nome della sagra si ispira al poemetto di Don Gaetano Nizzi, nel quale il sacerdote canzona goliardicamente gli abitanti di Palagano, definendoli "matti" per la loro voglia di scherzare, divertirsi, fare baldoria.
Quest’anno la festa è arrivata alla 25a edizione, con grande successo in termini di partecipazione: durante i quattro giorni della manifestazione sono state stimate circa 20.000 presenze.
Nel corso degli anni la festa si è ingrandita in termini di animazioni, di proposte e di pubblico, tanto da passare dal centro abitato del nucleo di "Aravecchia" (da qui il nome dell’associazione) all’area del parco comunale di Palagano.
La manifestazione paesana si svolge nell’arco di quattro giorni - in genere dal 12 al 15 agosto di ogni anno - ed è dedicata ad un pubblico vario: bambini, giovani, famiglie e persone anziane. Vengono proposte animazioni, spettacoli e musica, anche popolare: il "Canto del maggio", ad esempio, è un’antica tradizione molto apprezzata dagli anziani del nostro territorio.
Di notevole importanza il progetto dedicato ai bambini, che viene proposto ormai da nove anni, denominato "Una pazza isola per piccoli matti!" collocata nella piazza del Municipio dove il Comitato ha allestito uno spazio nel quale i bambini possono giocare e sbizzarrirsi con attività diurne, spettacoli pre-serali e serali, una girandola di iniziative a cura di animatori ed educatori specializzati, che si occupano dei più piccoli, alternando momenti di puro svago a piccole riflessioni; allegre passeggiate nel verde e gustose merende. Alla sera, come per "i grandi", uno speciale teatro ha ospitato veri e propri spettacoli: la scuola di ballo, le marionette musicali, la magia delle ombre e le fiabe animate!
La manifestazione, organizzata in collaborazione con l’Amministrazione comunale, con tutti gli esercenti, con i commercianti del Comune e con ditte della provincia di Modena, Reggio Emilia, Bologna e Milano, è ad accesso completamente gratuito e si rivolge ad un pubblico vasto, residenti e turisti, con la possibilità per una famiglia di trascorrere una giornata all’aria aperta, all’interno di un parco, con musica, divertimento, animazione e la possibilità di degustare prodotti tipici: ciacci, polenta con cinghiale, tortelloni di ricotta, gnocco fritto, tigelle e la torta di riso e patate, specialità gastronomica ricavata da un’antica ricetta tradizionale del nostro Appennino.
La "Torta di Riso e Patate", che è stata tramandata di generazione in generazione, infatti, è un piatto che già a partire dagli anni '30/'40 si trovava sulle tavole dei nostri nonni. Veniva preparata con ingredienti "poveri", quali patate, formaggio stagionato, panna, latte, riso. Quando non c’era quest’ultimo cereale, "un po’ più caro", veniva sostituito con il farro. Tutto l’impasto veniva cotto direttamente sulle braci dei camini e rappresentava l’alimentazione completa della domenica. Gli amanti di questo piatto lo possono trovare tutto l’anno presso i due Forni di Palagano. Gli ingredienti attuali sono: patate, riso, latte, panna, parmigiano reggiano stagionato, lardo, aglio, rosmarino, pepe e sale. Il "riso" della torta di patate di Palagano è la variante rispetto alla torta che si è soliti trovare in Appennino nella quale questo ingrediente non viene utilizzato.
L’attività del Comitato Contrada Aravecchia, oltre a quella estiva della "Festa dei Matti", considerata principale per l’entità ed il tempo che impiega l’ organizzazione , continua anche nel corso dell’anno con la partecipazione ai vari eventi che si svolgono sul territorio comunale, come ad esempio la "Sagra del Ciaccio", che si tiene a fine giugno e i "Mercatini natalizi" a dicembre.
Nel corso degli anni, grazie al ricavato delle varie feste, il Comitato Contrada Aravecchia, essendo un’associazione senza scopo di lucro, ha investito fondi nell’acquisto diretto di varie attrezzature: gazebi estensibili in PVC chiusi lateralmente, pagode aperte sui quattro lati, box in acciaio zincato, tavoli e panche, attrezzatura da cucina.
Tutto ciò viene utilizzato, nel corso dell’anno anche da altre associazioni del territorio: Polisportiva di Palagano, Savoniero e Boccassuolo, Parrocchia di Palagano, AVIS e AVAP, Pro Loco e Maestri Ciacciai di Palagano.
L’Associazione ha partecipato direttamente anche al miglioramento del parco comunale: acquisto del gioco "Palestrina Multipla", copertura delle gradinate in legno, costruzione, insieme al Comune, di una struttura in legno adibita a bar e magazzino, pavimentazione della pista di pattinaggio, pannelli in legno per il palco, costruzione delle piattaforme in cemento per lo stand della pesca e per la collocazione del box da adibire a cucina (insieme al comune), costruzione e sistemazione della cunetta principale tra il vialetto del parco, la pista di pattinaggio e la scarpata dietro al bar, costruzione di una fontana pubblica in sasso, in memoria di un socio dell’associazione: Bruno Marasti.
Tra le finalità del Comitato, rientra l’attività scolastica dei bambini e ragazzi del territorio, pertanto, l’associazione ha acquistato direttamente, nei vari anni, materiale didattico e attrezzature necessarie al buon funzionamento delle seguenti scuole: Scuola dell’infanzia di Palagano (gioco-casetta da interno ed esterno e materiale didattico), Scuola Primaria di Palagano (materiale didattico e per il tempo libero), Scuola Secondaria di 1° grado Palagano (materiale per l’aula informatica e iniziativa "Da Fossoli a Mathausen"), Scuola Secondaria di 2° grado di Palagano – Liceo linguistico-pedagogico (attrezzatura per campetto e palestra).
Infine, dal 2001 al 2004, il Comitato Contrada Aravecchia ha partecipato, per conto dell’amministrazione comunale, alle varie edizioni di "Asso di gusto" a Modena, per la promozione e valorizzazione del proprio territorio dal punto di vista turistico e gastronomico (con la torta di riso e patate).
L’associazione si è dotata di uno speciale logo identificativo, tratto dallo stemma su un portale nel nucleo abitativo di Aravecchia ancora presente e visitabile.
Risale al tardo-cinquecento, a sesto acuto, recante scolpito a bassorilievo, nella chiave d’arco, il simbolo dell’impresa del diamante.

"L'ARMA PIU' POTENTE CONTRO LA SFIGA E' IL SORRISO"




Di Davide Bettuzzi


Sulla nuova ambulanza AVAP di Palagano il motto del "Generale Nicolò Leon"


Esercito, guerra, battaglia. Giovanni Gargano usa spesso queste parole quando racconta di Nicolò Leon, il suo bambino morto a cinque mesi di vita Gargano, assessore nel Comune di Castelfranco Emilia, ha scritto il libro "Nicolò Leon. Il generale bambino".

E' la storia drammatica che ha colpito lo scorso anno la sua famiglia ma dopo la quale lui e la moglie Marcella hanno scelto di "combattere anziché soccombere". Un diario nato dal quel "bollettino di guerra" che ogni sera, dopo aver messo a letto la figlia Cecilia di sei anni, Gargano aggiornava sulla sua pagina Facebook. Per tenere informati gli amici ma anche per raccogliere intorno a sé la forza, la speranza, la voglia di andare avanti.

Nicolò, nato prematuro il 23 gennaio 2014, al quarto giorno di vita ha contratto una grave infezione. 109 giorni durissimi; tre operazioni, i medici che tentano l’impossibile, il lento miglioramento, la dimissione. Cinque settimane di normalità (compresa una vacanza al mare). Ma il 17 giugno Nicolò muore in braccio alla pediatra che era venuta in visita a casa.

Per la famiglia Nicolò rimarrà sempre un generale: per un bimbo prematuro come è stato lui la battaglia che ha portato avanti per restare in vita è stata epocale. "Scrivere la storia di Nicolò è servito a sentirsi senz’altro meno soli, più forti. Ma mi piacerebbe che fosse utile a chi vive momenti di difficoltà e stress come quelli che abbiamo affrontato noi", ha dichiarato Gargano. Il dolore vissuto sulla propria pelle alla fine scatena "Altruismo, solidarietà. La caparbietà di Nicolò, il suo carattere combattivo, saranno sempre con noi. E ci guideranno nel fare del bene. Nicolò vive, il generale Nicolò Leon(E) vivrà sempre dentro ognuno di noi, ogni volta che risponderemo alla sfiga con un sorriso, ogni volta che ci ricorderemo, che solo se ti arrendi hai perso ma se non molli, non perderai mai"

Il ricavato della vendita del libro finanzierà il progetto dell’associazione Buona Nascita di Carpi per la donazione del latte materno ai bambini prematuri.



Seconda missione generale Nicolò Leon, Palagano, Conclusa!
Per la seconda volta in qualità di Capo di Stato Maggiore dell'Esercito degli Entusiasti con enorme emozione ritrovo scritto dietro ad un'ambulanza il motto del Generale Nicolò Leon(E): "L'arma più potente contro la sfiga, è il sorriso!".

Questo è stato possibile grazie al Sindaco di Palagano (Mo) Fabio Braglia e a tutti i volontari dell'AVAP di Palagano (presidente Silvano Silvestrini) che sentitamente ringrazio per la sensibilità e accoglienza riservatami.

Da oggi l'Esercito degli Entusiasti ha un nuovo distaccamento in quel di Palagano, una comunità che leggendo quella scritta di certo riuscirà a sorridere e a far sorridere sopratutto quando le cose non andranno per il meglio.

Sarete ambasciatori speciali del credo del nostro Generale Nicolò Leon(E) che vi sorveglierà dall'alto con il suo areoplanino e riuscirà tramite tutti Voi a dispensare sorrisi.Oggi abbiamo avuto la testimonianza, grazie ai volontari, di che cosa siano la solidarietà, l'altruismo e la tenacia. Il ringraziamento più grande va a tutti voi per quello che fate per gli altri ogni giorno contro la sfiga! Siete voi un esempio da seguire! Non io. Sono onorato di essere il vostro capo di stato maggiore.
Giovanni Gargano (FaceBook)



IL FASCINO DELLA RIMA


Di Aldo Magnoni

Le valli montane del Dragone, Dolo e Secchia, possono considerarsi l’epicentro di una lontanissima cultura popolare che si tramandava attraverso strofe, versi e rime.


Quando, a cavallo della metà del 1300, in una delle sua "Lettere Familiari" il Petrarca predisse che nell’alto modenese e reggiano, un giorno, persino i buoi avrebbero finito per muggire in versi, il nostro territorio, al dire del prof. Sesto Fontana di Cargedolo, era già allora innegabilmente attratto dal fascino della strofa, del verso e della rima. E una testimonianza lasciata da Petrarca, non è cosa da poco.

Ma un’altra testimonianza importante contemporanea al Petrarca e sfuggita al Fontana negli anni ’20, rafforza la tesi che le valli montane del Dragone, Dolo e Secchia, possano considerarsi l’epicentro di una lontanissima cultura popolare che si tramandava attraverso strofe, versi e rime: il poema composto nel 1358 da Niccolò da Casola, "La Guerra d’ Attila" o semplicemente "l’Attila", un poema cavalleresco, scritto in sedici canti, di oltre trentasettemila versi alessandrini con mescolanza di endecasillabi e lunghe tirate monorimatiche. E, guarda caso, l’unico esemplare manoscritto conservato in due grossi volumi cartacei, è custodito nella Biblioteca Estense di Modena quasi a voler dissipare ogni dubbio che la Casola in cui nacque Niccolò, altro non sia che quella nostra modenese o quella reggiana.

Già il prof. Pio Rajna, tra i più illustri filologi del tempo, insieme a Giosuè Carducci ed Alessandro d’Ancona, nel 1908, indagando sul luogo di nascita di Niccolò si chiedeva "Ma da qual Casola aveva mai la schiatta preso il volo?" Altra ipotesi non poteva trarne che quella Casola fosse modenese o reggiana, più improbabilmente parmense.

Pensiamo poi che la prima testimonianza appenninica del "Maggio", che fa di strofe versi e rime la propria linfa vitale, l’abbiamo un una scrittura del 7 luglio 1792 fatta da don Matteo Corti e conservata in origine nell’ archivio parrocchiale di Casola, (salvo poi quel documento essere spostato "misteriosamente" nell’archivio parrocchiale di Vitriola per ragioni poco comprensibili dal punto di vista storico).

Ma non tedierò oltre il paziente lettore e, dal XIV secolo salterò direttamente alla prima metà del XX, laddove i non pochi compositori di "Maggio" presenti nelle valli di Dolo, Dragone e Secchia furono studiati in occasione della tesi di laurea del futuro prof. Fontana, successivamente da Lui ripresi nel libro "Il Maggio".

Erano quasi tutti contadini, di modestissima cultura, ma lettori appassionati, e non di molti libri, bensì di pochi libri, quando addirittura di un solo libro, ma questo uno o questi pochi libri, erano letti intensamente, meditati e rimeditati, non scorsi superficialmente e distrattamente e appena sfiorati e delibati, ma scavati e frugati in profondità, comparati e confrontati, pensati e ripensati, sentiti e risentiti e soprattutto gustati e rivissuti nei silenzi solenni e suggestivi dei verdi pascoli e nelle lunghe veglie invernali.

A Boccassuolo, ad esempio, scrivevano testi: Puro Stefani di Casa Marchetti che nel 1928 a 14 anni scrisse il Maggio "Cabiria" originariamente di 1000 strofe. Scrisse altresì i Maggi "I Sette contro Tebe" tratto da Eschilio, "L’Inquisizione di Spagna", "Teseo e Arianna". Fu, tuttavia, il meno apprezzato dal Fontana che lo definì incontentabile, con grande preoccupazione di riuscire originale ostentando non curanza per gli altri compositori.

Domenico Casolari, detto "Mèngola" nato forse a San Dalmazzo (San Dalmass come si dice in dialetto) e vissuto tra il 1875 ed il 1936 scrisse, tra gli altri, il Maggio "Fioravante e Dusolina", "I Figli di Oliviero"(Grifone il Bianco ed Aquilante in Nero) di 324 quartine di ottonari più quattro quartine finali settenari. Grande facilità di rima e scioltezza di verso. Buona proprietà e, alle volte, perfino eleganza. E’ ricordato dagli anziani come facile improvvisatore.

Per un Maggio, appena composto a tempo di primato, domandava alla Compagnia, che lo voleva rappresentare, per esempio cinque lire! Trovavano da ridire e non gliele davano? Ebbene egli, seduta stante, con la massima indifferenza, sopprimeva… la sua creatura, stracciandola, o dandola alle fiamme.

Si ricorda la discussa quartina del Maggio "I Sette contro Tebe" quando Tideo rivolto a Menelippo: "Non fidarti della donna/Ella è il fiore del mistero/ Il suo amor non è sincero/ Vela il mal sotto la gonna". Questo verso valse all’autore, pare, la distruzione di una ottantina di strofe, ad opera della moglie e del parroco.

Ma il migliore, sempre stando al Fontana, fu Luigi Pighetti de "La Villa" definito nel primo dopoguerra il più fertile ed il più versatile compositore di Maggi. Scrisse, tra gli altri Maggi, "Almerinda di Milano" di 396 strofe, e "Cleodolinda la Guerriera" di 354 strofe tratto da un romanzo dello stesso titolo. "Costantino Imperatore", "Bovo d’Antona" dai Reali di Francia scritta in lapis di 460 strofe, "I Pirati delle Praterie" e "Mainetto" di 491 strofe, "Ruggero di Risa" di 357 strofe, "La venuta di Annibale in Italia" di 422 strofe, "Fioravante" di 257 strofe, "Marcantonio e Cleopatra" di 430 strofe, finito di comporre il 24 febbraio 1925.

Cosa è rimasto di questi e tanti altri lavori manoscritti?

Poco, purtroppo.

E parte di quel poco fortunatamente fu salvato da Romolo Fioroni, grande studioso del "Maggio" scomparso alcuni anni fa. Dalla testimonianza orale ho tuttavia recuperato alcune curiose quartine dei frequenti sfottò, tra gli abitanti di Boccassuolo:


Là davanti allo steccato

Vedo Mengo con la forca

Barba lunga e faccia sporca

Par del diavol l’aiutante.


Cotto il forno di sicuro

Non temiamo alcun vicino

Sia a Gigòn che al Fiumalbino

Gliela abbiam messa nel culo.
(Gigione da Boccassuolo voleva convincere Mengo della Lissandra a chiamare un esperto di Fiumalbo per preparare e cuocere la calce in un fornello. Mengo e Puro Stefani, che compose nell’occasione le due quartine, rifiutarono sdegnati e provvidero poi egregiamente nella cottura).



Mentre feci una pisciata

Giù dal buco del camino

Ritornando al tavolino

La bottiglia era vuotata.


Bestemmiando Dio e Madonna

La bottiglia non la pago

Benché siam tutti di Lago

Non temete alcun vergogna?
(di Puro Stefani. Quartine composte in una taverna di Lago, allorquando allontanandosi dal tavolo dopo aver ordinato una bottiglia di vino, al ritorno la ritrovò vuota).



C’è un ometto detto Gino

Che agli amanti mette male

Lodovico suo rivale

Lo chiamava Tredicino.

Quando vien dalla Matrona

Scappan tutte le galline

Si nascondon le gattine

L’infiammato non perdona.
(Di Gino Pighetti della Matrona di Boccasuolo, chiamato "Tredicina" dal rivale in amore Vico da Casa Marchetti)



Pasqualone su la Volpe

Che assisteva alla gran guerra

Vide Pietro andare a terra

Con un colpo di ramone.
(Quartina sui litigi dei tre fratelli Pighetti della Matrona sia tra di loro sia tra glia abitanti di Casa Marchetti. Volpe è un toponimo di una altura sopra Boccasuolo, mentre il ramone è un componente dello "strascino" attrezzo agricolo a traino animale senza ruote)



Per tre giorni fece guerra

Sempre con la falce in mano

Ma il sudor grondava invano

Trenta chil di fieno a terra.
(Quartina sull’acquisto conteso di una falce e successivo scarso risultato di fieno raccolto).


Spostandosi oltre Dragone, una vecchia strofa sulla torre della Verna ed il richiamo ad alcuni abitanti di quella borgata:


"Della Verna Capitale

per gran legge è la gran torre

e il comando lo vò porre

a Mingon di Cardinale.


O Niceto, se tu fossi il mio vascello

quella torre vorrei alzare

con metallo risplendente

mille volte più del sole."