Luna Blog

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mercoledì 23 dicembre 2015

LA GRANDE GUERRA


Di Erminia Vezzelli

Sarebbe meglio intercedere verso la Madonna perché si evitino le guerre, tutte le guerre, anche quelle moderne demagogicamente intelligenti e pacifiche.


Le immagini religiose datate 1915, conservate da mia zia Nice Casolari novantacinquenne, riporta le invocazioni alla Madonna durante quella che si continua a chiamare enfaticamente la "grande guerra" invece di tragica guerra. Il regista Ermanno Olmi la racconta come una " grande truffa" nei confronti di milioni di giovani morti.
Sarebbe meglio intercedere verso la Madonna perché si evitino le guerre, tutte le guerre, anche quelle moderne demagogicamente intelligenti e pacifiche.
In Italia e all'estero si susseguono le Celebrazioni del Centenario. Pertanto convegni, mostre fotografiche, rappresentazioni teatrali, letture di trincea, cronache e lettere e testamento dal fronte, testimonianze , riflessioni su opere letterarie e figurative, visite ai sacrari, canti militari. Si rievocano la follia, la vanità personale dei comandanti, gli ordini di fucilazione insensati degli alti ufficiali, di quei combattenti, poveri diavoli, con la divisa sbagliata austro-ungarico! Non c'era bisogno della retorica del tempo circa il "lavacro del mondo" per " purificare" l'umanità. Coi tagli insensati alla cultura mancano i fondi per il restauro dei Sacrari militari per ricordare almeno decorosamente i nostri caduti. Ora la guerra si è evoluta, non si fa più in trincea, ora c'è la "guerra bianca", la "guerra pulita": quella dei droni. I piloti, pur teleguidando a distanza i killer volatili, soffrono della stessa patologia dei combattenti sul campo, in più il costo di vite umane è altissimo.
Le parole "guerra" e "pace", quasi onomatopeiche, sono inflazionate, ma la storia non può essere affidata solo e sempre alle guerre e ai fanatismi: strumenti ideali per distruggere il pianeta.
Claudio Magris ha scritto un potente romanzo sugli orrori della guerra, nel quale considera la storia "una crosta di sangue", una discarica di rifiuti che tutto lima, restaura, cancella.
Narra di un archivista di guerra, Diego de Henriquez, che morì nel '74 in un rogo misterioso che distrusse buona parte dei suoi cimeli. Voleva fare a Trieste un "museo della cattiveria" ritenendo la pace il bene più grande dell' umanità. Fu proprio durante la sanguinosa prima guerra che il Prof Abram Piatt Andrew, per salvare gli innumerevoli feriti, fece nascere a Parigi l'American Field Service, un servizio di ambulanze da cui poi l' Associazione Intercultura.
L'Associazione promuove scambi internazionali fra studenti, umanitarismo, riconciliazione, educazione alla convivenza nella diversità.
Nel ricordo della Grande guerra, l'Europa avrebbe qualcosa da raccontare ai popoli martoriato del vicino Oriente, fra complotti dai diversi volti ma con identica e costante degenerazione. La rivendicazione del diritto allo stesso territorio ad una "striscia", va avanti da oltre 64 anni, dal 1948!
Di fronte all'esodo planetario, pur auspicando che questi popoli possano vivere liberi nei propri paesi, il Papa invita a non aver paura delle società multietniche. Per la vecchia Europa i migranti sono una risorsa, ma i suoi confini reticolati e sbarrati, possono diventare per il Papa "frammenti", per il Presidente Mattarella "germi" della terza guerra mondiale.
Significativi sarebbero Musei dell'emigrazione nei porti italiani da dove sono partiti bastimenti carichi di disperazione e di riscatto.
La foto del piccolo Aylan ha commosso il mondo intero, ma per non cadere nella retorica pietistica ci sono i bambini sfruttati e schiavizzati nel lavoro minorile, le "paranze" della camorra; quelli più indifesi veri e propri strumenti dei "Signori" della guerra: utilizzati come bambini soldato arruolati come camicaze, traumatizzati e vittime di bombe e mine.
Cento anni di silenzio sugli orfani "erranti" del genocidio armeno, conseguenza della Grande guerra, allora in corso.
Alcuni anni fa un sparuto gruppo di deputati italiani avanzò una proposta rivoluzionaria battezzata l'esercito di ricostruzione, formata da manodopera qualificata per interventi di edilizia, agricoltura, sanità, istruzione. Doveva imporre con lo sviluppo sociale ed economico la democrazia: per una vera e non ipocrita missione di pace!
Scanzano in Basilicata, è la città testimonial della pace e dell'accoglienza. È stata visitata dal premio Nobel per la pace William Betty e personaggi dello spettacolo.
In molte località italiane e straniere marce di uomini e donne a piedi scalzi con le candele bianche simbolo di fratellanza e con i colori della pace contro il razzismo; le comunità di Sant'Egidio, impegnate nell'Ecumenismo.
Nel giugno scorso, il Papa ha scelto appositamente di visitare la Bosnia e l'Albania, auspicando che Sarajevo, crocevia di etnie e religioni diverse, possa diventare la Gerusalemme d'Europa. Il riscatto delle società sta nella cultura in tutte le sue forme. La cultura fa paura. Lo provano gli scuolabus degli studenti incendiati, l'orribile uccisione del grande archeologo Khaled Assad. La distruzione e i saccheggi di templi e siti archeologici come forma di autofinanziamento o per sfregio della civiltà e dell'idea stessa della storia.
È' importante che i giovani capiscano il valore dell istruzione e che magari ricordassero sulle loro t.shirt Mauro Savio, un attivista accademico statunitense, di origine siciliana, famoso per i suoi discorsi! Celebrare, non per emozionare, ma per costruire un futuro finalmente di pace. Esaltare e premiare sempre di più eroi civili e virtuosi che eroi di guerra! La storia è complessa e le fratture fra le popolazioni, rendono ancora difficili e dolorose la pacificazione tra le parti anche dopo cento anni. "Ubuntu" a tutti che nella lingua zulu vuol dire solidarietà, umanità.



LAMA DI MONCHIO - IL BORGO DEI PRESEPI




A Lama di Monchio torna in scena la "magia" del Natale con l'allestimento di numerosi presepi realizzati dagli abitanti del borgo e, novità di quest'anno, anche dagli abitanti del resto del comune.
L'edizione 2015, infatti, è arricchita dal "Concorso e mostra dei presepi". E' stato riservato uno spazio dedicato ad ogni frazione e al capoluogo per l'allestimento di un proprio presepe che parteciperà al concorso, con premiazione il 6 gennaio 2016.
Come di consuetudine, in occasione della festa di Santa Lucia, il 13 dicembre, viene aperta ufficialmente la manifestazione.
Sarà possibile visitare il borgo e ammirare i presepi fino al 31 gennaio 2016.
E' un'occasione da cogliere e valorizzare assieme alle altre iniziative organizzate durante tutto l'anno a Lama di Monchio (Palio dello spaventapasseri, giochi di una volta...) e che rendono onore ad una piccola ma attiva ed unita comunità.




SECONDA FESTA DEL GRANO - RESOCONTO ECONOMICO




USCITE 3841,97
ENTRATE 7427,45
ATTIVO 3585,48


L'attivo della manifestazione è stato devoluto a:

A.V.A.P. Palagano, per l’acquisto di attrezzature per la nuova ambulanza: 2585,00

associazione S.C.I.L.L.A, per progetti di cooperazione internazionale: 1000,48





NUOVA AMBULANZA AVAP



Domenica 14 settembre: inaugurazione della nuova ambulanza AVAP con la partecipazione del presidente della Regione Stefano Bonaccini, insieme alla consigliera regionale Luciana Serri, la vicepresidente della Provincia Maria Costi, i sindaci di Frassinoro (Elio Pierazzi) e Montecreto (Leandro Bonucchi), la responsabile provinciale della Protezione civile Rita Nicolini e Massimo Giusti, vicepresidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena che ha garantito 43 dei 74mila euro necessari per l'acquisto del nuovo mezzo. "Oggi per mantenere i requisiti d'emergenza un mezzo deve essere cambiato dopo sette anni o 100mila km – ha spiegato il presidente dell'Avap Silvano Silvestrini – e noi abbiamo la necessità di tre ambulanze: una per l'Ausl quale mezzo avanzato con infermiere a bordo, una per l'emergenza-urgenza al servizio dei volontari e una per il trasporto intra ed extra ospedaliero". La citazione stampata sull'ambulanza fa riferimento alla vicenda del "generale Nicolò Leon(E)".



Pubblicato su la LUNA nuova - Dicembre 2015 - Num. 47

TEATRO COMUNALE



Dal primo ottobre 2014 la nostra associazione ha firmato un accordo con il Comune di Palagano e ormai da oltre un anno gestisce le attività del Teatro comunale. Un breve resoconto, dunque, sulle iniziative che sono state svolte e su quelle in programma.
Queste le tipologie principali delle attività organizzate: convegni del Gruppo sci di fondo e della CNA, diverse commedie e spettacoli teatrali da dicembre 2014 a maggio 2015, organizzati dalla Compagnia teatrale Lama di Monchio e Compagnia teatrale "I Maciupiciu", saggi musicali e di danza, serate informative e presentazioni di libri. Di seguito il calendario completo delle attività svolte: 11 ottobre 2014, Convegno gruppi sci di fondo; 24 novembre 2014, Convegno CNA; 21 dicembre 2014 Commedia allestita dalla compagnia teatrale di Lama di Monchio; 27 dicembre 2014, "Corrida" - Esibizione musicale di cantanti locali; 27 gennaio 2015, in occasione della giornata della memoria è stata organizzata dal Comune di Palagano la proiezione del film "Il cielo cade"; 27 febbraio 2015, "Era meglio stare a casa" - spettacolo teatrale de "I Maciupiciu'"; 12 aprile 2015, Andrea Abrami: My guitar passion: seminario di approfondimento della tecnica musicale condotto da Andrea Abrami; 20 maggio 2015, Shrek a teatro... rappresentazione a cura della scuola primaria di Palagano; 27 maggio 2015, Saggio della scuola di musica di Palagano; 28 maggio 2015, Saggio della scuola di danza di Palagano; 15 luglio 2015, Ideologia del "gender". Ricadute su famiglia, scuola, società. Il punto di vista scientifico (Centro Culturale Il Faro); 13 agosto 2015: presentazione del libro "Nicolò Leon, il generale bambino", 30 agosto 2015, Musica e poesia in lingua e vernacolo (Ass. culturale Poetineranti - Modena); 20 novembre 2015, "Un viaggio nella Divina Commedia" (Daniele Piacentini e Maurizio Bonelli); 6 dicembre 2015, Festa del liceo di Palagano; 14 dicembre 2015, Saggio della scuola musicale di Palagano. In data ancora da definire uno spettacolo organizzato dalle scuole di S. Cassiano. Ricordiamo a tutti che accettiamo proposte culturali di ogni tipo, invitiamo quindi a proporre iniziative e a tenere in considerazione il potenziale del Teatro comunale, adatto a serate culturali, informative, musicali...


Contatti, informazioni, prenotazioni, consultazione del calendario degli eventi in programma nel Teatro comunale di Palagano

web: www.luna-nuova.it
mail: daniele.bettuzzi@luna-nuova.it
cell: 334 1537548


Pubblicato su la LUNA nuova - Dicembre 2015 - Num. 47


PICCOLA STORIA DOPO NATALE





Di Federico Piacentini

E poi qualcosa – una mano divina o una singolare combinazione di eventi – capovolse la sfera di vetro, e la piccola Marylù si mise a guardare il tranquillo agitarsi di fiocchi di neve attorno alla sua casetta.
Come destata da un lungo sonno, si metteva in punta di piedi per arrivare alla finestrella e perdere lo sguardo nella tremula danza di coriandoli luccicanti. Uno scrollio, e la terra ghiacciata si sollevava come per un magico soffio di vento, si faceva spolverina e si spandeva leggera nell’aria.
Ogni cosa – la casetta, il piccolo cortile, l’abete e il piccolo muricciolo – restava in un silenzio perfetto, ma la bufera silenziosa faceva pensare ad un sottile trillare di campanelli e lillà. Marylù sentiva una curiosa voglia di uscire fuori a giocare nella neve, ma quello spazio indefinito del suo praticello le dava un forte senso di angoscia.
Rimase al calduccio a guardare la nevicata dietro un vetro. Non pensò al fatto che guardiamo – e spesso non vediamo nemmeno – solo riflessi di un mondo esterno in un cielo curvo di vetro e ogni cosa ci sembra piccola o grande solo per uno strano gioco di concavità.
E gli ultimi fiocchi si posarono al suolo.



IN VIAGGIO CON FRANCESCO - "LAUDATO SI'..."


Senza indugiare oltre; mettiamoci in cammino!
"Settembre. Andiamo. E’ tempo di migrare",…
dice D’annunzio ai suoi pastori.
Per noi cattolici, "Settembre"
è già da lunga pezza.
Troppo tempo, sprecato.
Or su, andiamo!
E’ Francesco che chiama, che rinnova a tutti, e a ciascuno di noi, l’invito di Gesù a Matteo - Levi: "Seguimi!" (Mc.2,14).
"A nessuno chiediamo:"da dove vieni?, ma dove vai?", e se la meta è la stessa, perché non proseguire assieme?" (Giovanni XXIII).
Via le vecchie ruggini che troppi danni hanno provocato già all’Umanità tutta intera! La Chiesa ha cambiato passo; lo si capì, inequivocabilmente, da quel semplice: "Buona sera!".
Qualcuno ci restò male, legato com’era ancora alla Tiara, alla Sedia gestatoria, alla "Chiesa italiana", e alla corte pontificia delle Eminenze. E’ la Chiesa delle favelas e delle grandi periferie del Pianeta, quella che si è affacciata dal loggione di San Pietro a presentare, nella persona del nuovo vescovo di Roma appena eletto, le "credenziali" alla vecchia Chiesa dei colonizzatori. E la "liturgia" è appena cominciata. Infatti Francesco presenta ora la sua ultima lettera: la "Laudato si’".
Il titolo è tratto dal Cantico delle creature, scritto di pugno da Francesco di Assisi circa nel 1224/6. E’ la lode a Dio per le cose create. E’ un Cantico-preghiera che ci invita ad unirci a lui in un inno di ringraziamento nella sua lingua originale, il volgare umbro-marchigiano. Facciamo il "pieno" prima della partenza. Gustiamoci la mistica che da esso si sprigiona.
"Altissimu, onnipotente, bon Signore,
tue so’ le laude, la gloria, e l’honore et onne benedictione. […]
"Laudato sie, mi Signore, per lo frate sole…
Laudato sie, mi Signore, per sora luna…
Laudato sie, mi Signore, per frate vento…
Laudato sie, mi Signore, per sor’acqua…
Laudato sie, mi Signore, per frate focu…
Laudato sie, mi Signore, per sora nostra madre terra… […]
Laudato sie, mi Signore, per sora nostra morte corporale…
Ho letto l’Enciclica con la dedizione di cui sono capace. Confesso che per un attimo mi sono sentito rapito in alto. E’ uno scritto doloroso, drammatico; seppure gioioso. La sua guida, la sua pedagoga, il suo palinsesto è sempre e comunque la Speranza. E’ una esortazione, una preghiera accorata che passa da un Francesco ad un Altro; da un grande cuore all’altro. Una linfa vitale che scorre attraverso le anime di buona volontà che abitano in carne ed ossa la medesima terra; nella consapevolezza di chi sa che di terra, di "madre terra", ce n’è una sola. Solamente "Una" la quale tutti ci ospita, tutti ci nutre, e tutti ci accoglie nel suo seno. E’ la nostra casa; la "nostra sorella e madre". Rispettiamola!
Spinto da una profonda necessità interiore, prima di dedicarmi alla lettura dell’Enciclica di Papa Francesco, cerco un luogo fisico, un sito appartato, dove potermi raccogliere e meditare in pace. Cerco quel posto geografico dove sta scritta la mia infanzia; e dove ho ricevuto, lontano da occhi "professorali", la mia prima educazione ecologica e sociale. Mio maestro e mentore: un contadino analfabeta e saggio, di nome "Bortolino". Uomo di grande vaglia, ispirato dal soffio dello Spirito. Rinvenuto il sito, vi pianto la mia tenda e siedo.
E’, a grandi linee, tra i monti Cimone, Cusna e Modino. Trattasi di una piccola vallata, una lunga striscia di terra, che si snoda lungo il torrente Dragone, nella omonima valle; sito da noi denominato: "Garibottolo". E’ un bosco di castagni, attraversato da un ruscello con un filo d’acqua che, tuttavia, non cessa mai di scorrere per tutto l’anno. Emette un lieve gorgoglio che è una carezza per l’anima di chi si ferma a bere un sorso della sua acqua chiara. Un luogo ameno; un sito dello Spirito; un posto ideale, dove librarsi nel vento della fantasia. Qui la poesia è di casa ed il Poeta si arrende alla sua Musa e canta così:
"Una di flauti lenta melodia
passa invisibil tra la terra e il cielo:
spiriti forse che furon, che sono
e che saranno?"
(Giosuè Carducci "La chiesa di Polenta").
Versi che legano assieme presente, passato e futuro; e ti invitano ad entrare, in punta di piedi, nello spirito dell’Enciclica papale.
Immerso in questo luogo dell’anima, a me carissimo e quasi mistico, mi si palesa la figura del mio Maestro. La sua presenza è reale. Si istaura un dialogo vero. Mi parla alla maniera di sempre: di quando era ancora in vita; ed io gli rispondo a voce alta: come quando ero bambino.
"Laudato si’, mi Signore"…
Voglio leggere in questo posto la Lettera di Francesco. Questo è il luogo dove il mio Maestro mi ha impartito le prime lezioni di educazione ecologica e sociale. Per trarne vantaggio, però, ci vuole umiltà di cuore, come solamente lui era capace di trasmettere. Dunque, mi inginocchio per terra e leggo: "non dimenticando mai che noi stessi siamo terra"(2); come ribadisce fin dal principio, la stessa Enciclica.
Il sito in cui siedo è luogo "sacro"; vi ha sede la "cattedra" della mia infanzia. La mia educazione alla vita è nata qui e in questo posto affonda le sue radici. E’ proprio da questo piccolo angolino di Universo che ho appreso che tutto ciò che succede sulla terra riguarda il mondo intero. Mi piace dirla con una frase suggestiva: "Si dice che il minimo batter di ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo"; dunque: tutto si lega.
Tanti anni fa, poco più che ventenne, mi dedicai con molta passione alla cosa pubblica. Misi a frutto gli insegnamenti del mio Maestro, alcuni dei suoi insegnamenti; intraprendendo una lotta decisa contro chi buttava rifiuti di ogni genere nei fossi e lungo i dirupi. Fu l’inizio, e la fine, della mia "carriera politica", ma ne ero pienamente consapevole, e… quasi ne andavo fiero. Solo lui, però, mi disse: "Bravo!". Per me fu di grande aiuto, ed un incitamento a proseguire nel mio intento. Così come colgo ora, con grande soddisfazione, la stessa consolazione nella lettura di Bergoglio.
Il cambiamento drammatico che si sta verificando nei nostri cieli, lo si può toccare con mano anche da questo piccolo lembo di terra. E’ visibile ogni giorno di più. Il ruscello esiste ancora, ma quel filo d’acqua, limpida, chiara, fresca, non è più potabile né per gli uomini né per gli animali; è diventata insalubre, putrida, priva di vita. Una volta pullulava di rane, girini, bastoncini semoventi, ed una infinità di altri esseri viventi; oggi è acqua morta, contrassegnata da un cartello con su scritto: "Attenzione! Acqua non potabile". Erano anni che non venivo da queste parti, e forse non vi sarei mai più ritornato se non fosse stato per la lettera del Papa. Leggendo quel cartello, ho avvertito una stretta al cuore. L’ho recepito come un monito di morte: "l’Achtung" dei nazisti.
Quel luogo mi è diventato ostile. Le piante stesse si sono ammalate. I castagni, il pane per molteplici generazioni di poveri, si sono seccati; come scheletri tendono le braccia al cielo. A suo tempo, senza di loro anch’io sarei morto di fame. Sembra che Papa Francesco, per scrivere le sue considerazioni, sia passato di qui.
Ripenso al mio castagneto d’un tempo. Quando ero ragazzo, questo bosco di castagni sembrava un giardino. Rientrava nei miei compiti specifici tenerlo in ordine, "governarlo", come il cortile di casa. Provvedevo a pulirlo, ad accudirlo, a tagliare le erbacce e gli sterpi, per poter raccogliere agevolmente i frutti e liberarlo dalle erbacce e dalle liane che lo soffocavano. Oggi è un luogo desolato, abbandonato a sé stesso; quasi una discarica a cielo aperto. Anche la fauna è profondamente cambiata. Non è più quel bel posto silenzioso, riposante, che io ricordo; rotto solamente dal tonfo sordo delle castagne che cadevano su di un letto di foglie secche, ed allietato dal canto di uccellini che sembrava cantassero sottovoce, per non disturbare. Alla luce di questi guasti, il documento del Papa diventa conturbante. Ci spinge a ricercare motivi validi per impegnarci, per migliorare noi stessi e l’ambiente che ci circonda. Migliorare l’ambiente per vivere meglio noi e chi verrà dopo di noi. E’ così che da ecologica, questa Enciclica, diventa sociale. Se riferiamo questa situazione ai grandi spazi, alle grandi foreste del pianeta, la cosa diventa drammatica.
E’ poi altamente allarmante, lo si nota anche nei piccoli paesini agricoli del nostro Appennino, l’inquinamento dell’aria, dell’acqua, dovuto allo spandimento dei liquami dei grandi allevamenti. Per non dire dei pesticidi usati in agricoltura. Noi, piccoli agricoltori, allevatori, lavoratori della campagna, non abbiamo voce in capitolo, ma il nostro contributo potrebbe essere importante, solo se prendessimo in considerazione le esigenze degli altri. Respirare aria pulita; bere acqua potabile; mangiare prodotti agricoli non innaffiati con liquami di stalla; è problema che riguarda tutti indistintamente. Occorre istillare, soprattutto nei giovani, una nuova sensibilità sociale. Tutte queste cose sono ben presenti e chiaramente percepibili nella lettera di Francesco. Bisogna convincere chi nega la gravità della situazione. E’ una questione vitale smetterla di "alimentare tutti i vizi autodistruttivi: cercando di non vederli, lottando per non riconoscerli, rimandando le decisioni importanti, facendo come se nulla fosse (59) (Parole del Papa).
Ho vissuto l’avventura di essere stato amministratore di un piccolissimo comune di montagna ed ho capito che occorre partire proprio da lì, dalle piccole realtà locali, dove i problemi si colgono meglio nella loro interezza. Incominciamo dunque dagli Enti locali, dalle piccole realtà, guardando in faccia i problemi veri, senza guardare in faccia a nessuno. E, peggio ancora, senza emarginare chi si batte per un mondo pulito. Dobbiamo partire dal basso. Occorre fare affidamento su tutti gli uomini di buona volontà ma, in modo particolare, sugli ultimi: sono sempre stati, sono tutt’oggi e lo saranno sempre i più affidabili. A contatto con la natura pulita, coi buoni frutti della terra, sono i più "Felici"(Beati). I ricchi esigono ben altro! Per concederti una boccata di ossigeno, esigono l’intera foresta Amazzonia. L’ingordo non è mai sazio. Non si sono ancora… convinti di dover morire. Invece il povero cristo ogni giorno "muore" un pochino.
La scienza potrebbe darci una mano. Ci dice, inoltre, come fare per salvare il pianeta e ci spiega pure che su questa terra ci sarebbe cibo sufficiente per tutti, ma gli "affaristi-affamatori" non credono nemmeno a lei. Credono solo a ciò che torna loro conto, che ingrassa il loro portafogli. Bisognerebbe semplicemente che si convertissero, che si convincessero che questa terra è di tutti e non ha padroni. Dovrebbero rendersi conto che ci è sufficiente viverci alcune decine di anni a testa e…basta così! Ma…Pensate che sia facile? Provate a parlare loro della morte. Ti fuggono come la peste: "porti iella"! Preferiscono credere alle favole. Infatti!…
Quando ero ragazzo circolava per il Paese un istrione che aveva inculcato nella testa degli Italiani l’idea che "era meglio vivere un giorno da leone che cento anni da pecora". Stava scritto sui muri di tutti i luoghi pubblici. Si chiamava Benito Mussolini. Stanchi di ragionare con la nostra testa, lo prendemmo in parola: c’ero anch’io. Ci portò dritti al più drammatico e tragico naufragio della storia.
Ora, "è venuto un uomo mandato da Dio e il suo nome è Francesco", che proclama, con voce profetica, "il Vangelo della Creazione". Unisce la propria voce a quella del vecchio Isaia e grida: <<Raddrizziamo le vie del Signore! Ripuliamo l’Eden che Dio ci ha affidato!>>.
Nel massimo rispetto delle convinzioni altrui, per attuare questa "manutenzione" non si può trascurare la fede religiosa nel dialogo tra gli uomini di buona volontà. Dice testualmente, la lettera di Francesco: "La scienza e la religione, che forniscono approcci diversi alla realtà, possono entrare in un dialogo intenso e produttivo per entrambe" (62), e prosegue: "Se si vuole veramente costruire un’ecologia che ci permetta di riparare tutto ciò che abbiamo distrutto, allora nessun ramo delle scienze e nessuna forma di saggezza può essere trascurata, nemmeno quella religiosa con il suo linguaggio proprio" (63).
E’ un messaggio forte, un campanello d’allarme da non prendere sotto gamba; quasi un "sacramento", rivolto a tutti coloro che sono muniti di raziocinio. Ognuno lo legga a modo suo, secondo giustizia e verità, anche in modo "laicamente religioso". Molto originale. "Una buona novella". Denota una svolta profonda nella Chiesa di Roma, sia nella forma che nella sostanza.
Un uomo, un Papa, che, smessi gli abiti imperiali e ieratici, parla in prima persona, alla stregua di un fratello che ti tende la mano. Ti aiuta a restaurare la casa con lo stesso animo con cui Francesco D’Assisi restaurò la Porziuncola. E’ una voce umile che sa farsi accettare. Merita l’ascolto di tutte le persone di buona volontà.
Nonostante la gravità della situazione: "gioiosa e drammatica insieme"(246), ostinatamente scelgo la gioia. E’ troppo bello lasciarsi trasportare per le vie del cielo, in un "Universo (che) si sviluppa in Dio, che lo riempie tutto" (233). Un cosmo di cui ogni giorno apprendiamo un vocabolo nuovo, da aggiungere al nostro scarno abbecedario scolastico, come ci dicono le foto che ci giungono in questi giorni da Plutone. Senza parlare della notizia eclatante circa la scoperta, a millequattrocento anni luce di distanza, di una "terra" simile alla nostra. Avvenimento entusiasmante, ma che induce a restare ancor più saldamente coi piedi per terra. Alla luce di queste scoperte, rileggo con rinnovato impegno la "Laudato si’", per garantire a noi ed a quelli che verranno dopo, una degna dimora su questa terra. E’ con tristezza che sento, a volte, persone che dicono: "A me non interessano quelli che verranno poi?... si arrangeranno!...".
Mi fanno semplicemente paura. Denotano di non avere capito che "passare per questo mondo"(212) fa parte di un grande progetto di solidarietà fraterna, voluto da Dio. Si tratta di un passaggio che ci responsabilizza enormemente, e che determina addirittura una morale; come, ad esempio, "comprare un prodotto piuttosto che un altro"(206). Denota, come dice il Papa stesso nel capitolo sesto (202): "Manca la coscienza di un origine comune, di una mutua appartenenza e di un futuro condiviso da tutti". Di fronte a queste parole la mia mente corre all’Unione Europea. Dovrebbe essere una comunità solidale, invece, emergono egoismi, incomprensioni e, spesso, contrapposizioni pericolose. Esempio: la Grecia.
Quando si parla di Grecia, la prima cosa che ti balza alla mente sono i suoi filosofi: Socrate, Platone, Aristotele. Culla della democrazia e della civiltà. Una sola parola per riassumerle tutte: Partenone!
Come pure occorre ricordare i due grandi Patriarchi della Chiesa Ortodossa di Costantinopoli: Atenagoras e Bartholomeos; quest’ultimo citato, con grande rilievo, nell’Enciclica papale. E’ stato un grande delitto storico, commesso dai "ragionieri" dell’Europa, aver sacrificato questo piccolo grande Paese sull’altare di mammona.
Dopo aver percorso questo breve tratto di strada in compagnia di Francesco, ho finalmente ritrovato la strada di casa. Ritorno là, da dove sono partito da ragazzo. Avverto forte il desiderio di ritornare alla fonte da dove ha avuto inizio il "mio passaggio su questa terra". Ma, più importante ancora, è aver capito che <<La storia della propria amicizia con Dio si sviluppa sempre in uno spazio geografico che diventa un segno molto personale, e ognuno di noi conserva nella memoria luoghi il cui ricordo gli fa tanto bene. Chi è cresciuto tra i monti, o chi da bambino sedeva accanto al ruscello per bere, o chi giocava in una piazza del suo quartiere, quando ritorna in quei luoghi si sente chiamato a recuperare la propria identità>> (84). Queste sono le parole che il mio cuore attendeva ancor prima di intraprendere questo viaggio. E, come se non bastasse: <<Dio ha scritto un libro stupendo, "le cui lettere sono la moltitudine di creature presenti nell’universo">> (parole dei Vescovi cattolici del Canada, riportate dall’Enciclica papale(85)). Quindi: sono importante! Siamo tutti importanti lettere dell’alfabeto di Dio. Perciò: "Laudato sie, mi Signore, per frate Francesco…".

Ugo Beneventi




Pubblicato su la LUNA nuova - Dicembre 2015 - Num. 47